Francesca Vitale

Francesca Vitale

Francesca Vitale

Forse dovrei dire che sono semplicemente una mamma a tempo pieno che vive tra le colline marchigiane.

Forse dovrei dire  che come lavoro, volontario e non retribuito tramite un’importante associazione internazionale, dal 2002 sostengo con l’informazione corretta i genitori che scelgono l’allattamento per i loro neonati.

Forse dovrei dire che ho mille passioni ed ho fatto tante cose interessanti negli ultimi 20 anni.

Forse dovrei dire che mi sto specializzando nel trovare soluzioni pratiche per studenti, genitori ed insegnanti. Creo per i miei figli e creo per tutti quelli che ne hanno bisogno. Sostengo a distanza nello studio della matematica e della geometria.

un raggio di sole

un raggio di sole

Tutto questo però è solo una piccola parte di me.

Sono  Francesca:

Dis, madre di Dis, moglie (di Dis?)

Osservo, sperimento, studio, verifico, gioco.

In me ci sono le forze contrapposte della natura, la luce e il buio, il suono ed il silenzio. Sono veloce ed attiva come un colibrì contemporaneamente a lenta ed impacciata come un bradipo.

Non c’è tempo nè spazio nè età, ci sono solo cose meravigliose da osservare, in cui perdersi: una nuvola, un filo d’erba, un granello di sabbia, l’acqua che scorre… un raggio di sole che passa tra i rami.

Jonathan e Camilla

I miei due figli.

Camilla vestito a fiori bq

Camilla vestito a righe bq

Camilla si è disegnata nelle due maniere in cui si vede, Jonathan invece si è rifiutato, disegna tantissimo ma solo robot, eroi e macchinari.

Jonathan e Camilla

Jonathan e Camilla statue della libertà

Jonathan è la mia coscienza, Camilla la luce dei miei occhi: la conoscenza.

E’ iniziato tutto con loro. La mia vita è cambiata. Sono nata una seconda ed una terza volta.

Ricordi della mia infanzia e giovinezza DIS, che avevo volutamente cancellati perchè stressanti, son tornati nella memoria, ho potuto osservarli, comprenderli e finalmente archiviarli.

Ora riesco a fare da tramite tra i due mondi, ascoltare, comprendere e trovare soluzioni.

I miei ragazzi parlano poco, spesso delle cose che amano, cose da bambini e ragazzini, però ci sono alcuni momenti che a domande sincere da grandi rispondono con profondità inaspettate, che ti lasciano lì a pensare e ripensare. Jonathan mi costringe ogni giorno a guardarmi dentro, a cercare la giustizia. E’ come se mi ricordasse in ogni istante che non deve essere fatto a lui e agli altri ragazzi, per ignoranza e presunzione, quello che è stato fatto a me e ad altri genitori e giovani DIS, che si sono lasciati vivere passivamente per tutto il periodo scolastico cercando di passare inosservati pur di sopravvivere. Camilla ha ancora un’altissima autostima, la scuola non l’ha ancora piegata. Non ha nessun problema, formulando le domande nella maniera corretta, a spiegarmi perchè disegnare e scrivere in una certa maniera è più logico e pratico, e non è particolarmente scontenta se la scuola poi pretende di usare sistemi per lei noiosi e scomodi, fa fino a che si sente di fare. Jonathan mi porta a fare ipotesi e Camilla quasi sempre mi da le conferme.

Jonathan e Camilla sperimentano per primi le mie creazioni.